Ho lasciato la A2 all’indicazione per Scilla e dopo un po’ ho percorso un fosco portico in pietra, lungo circa 140 metri, su Via Prof. De Marco: l’unica cosa che riuscivo a vedere era il mare, sulla mia destra; davanti a me, un groviglio di case in lontananza diventava sempre più nitido man mano che proseguivo. Alla fine del portico, ho avuto l’impressione che un dipinto di Corot si fosse materializzato davanti ai miei occhi: la Chiesa Matrice e il Castello Ruffo, situati su una scogliera, osservano dall’alto le antiche case in riva al mare dei pescatori di Chianalea di Scilla.
Quando sono entrato a Chianalea di Scilla, in una tarda mattinata di luglio, il lungo viale acciottolato di Via Annunziata era semideserto. Poiché era oltre mezzogiorno, ho deciso di fermarmi a mangiare a “La Fiocina”, un tranquillo ristorante sugli scogli, con terrazza sul mare, a pochi metri dall’ingresso a Chianalea di Scilla. Il pesce era fresco, la cucina era ottima, e la spettacolare vista sulle scogliere restituiva un’atmosfera romantica e rilassante.
Ero di ritorno dalla Sicilia, dopo aver trascorso un’intensa settimana alla scoperta di borghi e città dell’isola, perciò una sosta in Calabria, a Scilla, mi sembrava obbligata, almeno per rifocillarmi, dato che il paese è ben collegato all’Autostrada del Mediterraneo.
Qualcuno ha definito il borgo marinaresco di Scilla “una piccola Venezia”. Storco sempre il naso quando sento che una città, un paese o borgo che sia, viene definito una Venezia in miniatura, solo perché le sue case si affacciano sul mare o c’è un fiume che lo attraversa. Ogni città ha una propria identità, e trovo che l’inflazionata attribuzione estetica a Venezia ne faccia passare in secondo piano i reali caratteri identitari.
Quando ci si affaccia sul mare, però, lo spettacolo a cui si assiste è unico e inimitabile. Le storiche architetture locali si fondono alle tipiche scogliere calabro-siciliane, piccoli e spigolosi isolotti di pietra emergono dal mare come iceberg, e fiori e piante grasse, sui davanzali delle finestre delle case in riva al mare, colorano il paesaggio di Chianalea di Scilla.
Dopo aver attraversato tutti vicoli del borgo, il mio obiettivo era raggiungere la sommità di Scilla, per ammirare dall’alto Chianalea. Inoltre, desideravo visitare la Chiesa Matrice, costruita durante i primi secoli del Cristianesimo e ricostruita durante il ‘900 a causa dei crolli dovuti ai numerosi terremoti dei secoli precedenti, e il Castello Ruffo, che dal V secolo a.C., per adattarlo alle necessità dettate dai diversi periodi storici, ha sempre subito rimaneggiamenti, fino al 1810, anno in cui venne restaurato a seguito dei crolli subiti durante le scosse del forte terremoto del 1783, che terrorizzò le popolazioni dell’area dello Stretto e della Calabria meridionale.
Il porto di Scilla è sovrastato dal castello, e solo 37 metri li distanziano, in linea d’aria; ma il tragitto che li collega è molto più lungo e impervio, davvero una fatica se percorso a piedi: bisogna aggirare la rocca su cui si trovano il castello e la Chiesa Madre, e raggiungere la spiaggia della Marina Grande, dove, dal lato opposto, ci si può immettere in Piazza Santo Spirito, e percorrere una serie di viuzze che culminano in una rampa di scale, la quale permette di raggiungere via Nazionale. Da qui, si percorre l’ultima tappa del supplizio: una stradina acciottolata in salita che termina a pochi metri dalla Chiesa Matrice.
La mia auto era parcheggiata molto distante dal porto, così ho deciso di intraprendere il pellegrinaggio a piedi. Ma la fatica è stata ricompensata dalla scoperta di numerosi oggetti di pregio dei secoli XVI e XVII, custoditi nella Chiesa Matrice, e dalla fantastica vista su Chianalea di Scilla di cui si può godere dalla sommità del Castello Ruffo.
Buon viaggio e ricordati di rispettare sempre il luogo e i monumenti che visiti. Il loro futuro dipende anche da te!
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